08/11/2024
Il campione.
STORIA DI THOMAS JEFFERSON...
A cinque anni sua madre lo abbandonò per strada, in una stazione di Buenos Aires; non voleva, non sapeva o non poteva prendersi cura di lui. Lui ricorda l’intensità di quell’ultimo istante, ricorda perfettamente i vestiti di sua madre e la vede, oggi da lontano, mentre si trucca le labbra prima dell’addio. Da lì il cammino sarebbe stato pieno di ostacoli, pietre, ponti e strade suburbane.
Crescendo per strada, imparò dalla strada stessa: il bello, il doloroso e l’indimenticabile. Thomas racconta che, in uno dei molti libri che divorò, un autore scrisse: "le ferite si curano col tempo," ma lui non è d’accordo. Dice che ci sono ferite che non si rimarginano mai e che resteranno aperte e pulsanti fino alla tomba.
I ragazzi dagli otto ai nove anni che lo accompagnavano invidiavano la sua vita e la sua libertà. Thomas non aveva orari, né genitori che lo obbligassero, né una madre che gli desse ordini. Gli altri bambini invece avevano tutto questo, dovevano tornare a casa a una certa ora, mangiare a un orario preciso e andare a letto presto.
Per questo lo invidiavano, e per questo anche Thomas li invidiava in silenzio, soprattutto quando gli amici se ne andavano. Lui rimaneva a contare le stelle o con il naso appoggiato alla vetrina di qualche ristorante, invidiava con sincerità la fortuna degli altri, i rimproveri che lui non riceveva e le responsabilità che non aveva.
Un giudice di pace, quando aveva sei o sette anni, gli disse che non sapeva cosa fare con lui, perché non rientrava ancora nell’età per andare in un istituto per minori o in una casa d'accoglienza...
Allora Thomas, il piccolo Thomas di allora, chiese una sola cosa al giudice: poter andare a scuola. Il giudice gli chiese dove avrebbe vissuto, e Thomas gli rispose di non preoccuparsi, che al resto avrebbe pensato lui. Così iniziò la scuola, andava con i vestiti che aveva e la povertà che portava con sé; ascoltava, faceva i compiti e poi, prima di andarsene, restituiva alla maestra la matita che gli aveva prestato. Al pomeriggio studiava alla Biblioteca Nazionale.
Ed è così che Thomas Jefferson divenne Presidente degli Stati Uniti, dal 1801 al 1809. Nacque il 13 aprile 1743 e morì il 4 luglio 1826.
Ammiriamo quel giovane di allora. Abbandonato da bambino, non si è mai arreso, ha continuato a lottare. E oggi, quanti ragazzi scelgono la strada della droga invece di lottare per cambiare la propria vita?