Donne fuori dal silenzio - Ciampino

Donne fuori dal silenzio - Ciampino Associazione di promozione sociale contro la violenza di genere

Giovedì dalle 10.00 alle 12.00 noi ci sia
03/07/2026

Giovedì dalle 10.00 alle 12.00 noi ci sia

Qualche settimana fa, con la nostra Associazione, abbiamo proiettato al Piccolissimo il film" Boy Erased- Vite Cancellat...
29/06/2026

Qualche settimana fa, con la nostra Associazione, abbiamo proiettato al Piccolissimo il film" Boy Erased- Vite Cancellate". Sullo schermo abbiamo seguito la storia di Jared un ragazzo costretto a subire i traumi di una terapia di conversione. Intrappolato nel rfiuto di una famiglia che avrebbe dovuto proteggerlo e che invece ha tentato di "curare la sua identità.
Ci siamo commossi, ma alla fine racconta una storia di rinascita e sopravvivenza.
Poi, la tragica morte di Mirko, ucciso dal padre insieme alla madre, per il solo fatto di essere gay, ci ha lasciato senza fiato.
Non è solo un fatto di cronaca nera: è il dramma di un ragazzo a cui è stata strappata la vita, insieme alla madre dalla persona che più di ogni altra avrebbe dovuto amarlo..
Come Associazione Antiviolenza, sappiamo che il silenzio è il miglior alleato della discriminazione.
La morte di Mirko e della sua mamma ci addolora, ma ci spinge a raddoppiare gli sforzi.
Mirko è stato privato dei suki anni più belli, dei suoi sogni, del diritto fondamentale di essere se stesso.
Noi continueremo a portare nelle scuole, nel nostro territorio, la cultura del rispetto e lavoreremo per una società in cui l'amore non sia mai più una colpa. A Mirko piaceva cantare e noi continueremo a farlo per lui, intonando quelle parole che l'omofobia ha cercato di spegnere.
Donne fuori dal silenzio - Ciampino

Ci sono incontri che si concludono con un applauso e altri che, invece, continuano a risuonare dentro ciascuno di noi an...
27/06/2026

Ci sono incontri che si concludono con un applauso e altri che, invece, continuano a risuonare dentro ciascuno di noi anche quando le luci si spengono. "Il coraggio di raccontare. Contro la violenza sulle donne. Memoria e attualità a confronto" è stato uno di questi. La riuscitissima manifestazione, inserita nella terza edizione di Bar...Atto, ha voluto dare voce alle storie, alla memoria e alla consapevolezza, nella convinzione che raccontare significhi anche costruire una comunità più attenta, più giusta e più umana. Per questo desidero rivolgere un grazie sincero a tutte le persone che hanno partecipato, in presenza e online, contribuendo con il loro ascolto, la loro sensibilità e la loro partecipazione a rendere speciale questo momento di confronto.
Un ringraziamento speciale va a Rita e a Elisabetta, in rappressntanza dell'associazione "Donne Fuori dal Silenzio" di Ciampino. A Rita, in particolare, va il mio personale plauso per aver avuto il coraggio di condividere uno spaccato di vita personale tanto delicato quanto necessario. Le parole di Rita, pur raccontando fatti accaduti molti anni fa, hanno restituito finalmente verità e dignità a una giovane donna toranese, vittima non solo della follia di un uomo, ma anche dei tanti silenzi che per troppo tempo hanno avvolto quella vicenda e che ancora oggi qualcuno vorrebbe far restare tali.
Grazie anche a Deborah, il cui intervento ha offerto spunti preziosi di riflessione ricordandoci quanto sia importante continuare a osservare il fenomeno della violenza di genere con attenzione, responsabilità e consapevolezza.
Un sentito grazie a Francesco che, ancora una volta, ha scelto di essere al Bar...Atto con la disponibilità e la generosità che lo contraddistinguono. I suoi contributi sono sempre capaci di andare oltre i luoghi comuni, accompagnandoci dentro storie di vita che ci appartengono e che, troppo spesso, rischiamo di non riconoscere o di dimenticare.
E un grazie di cuore a Massimo, che con il suo emozionante intervento ha ricostruito la straordinaria storia d'amore di Vittorio e Carolina. Una vicenda che continua a commuovere e che ha avuto come scenario il nostro paese. Una storia che, proprio come quella della giovane Rita, è ormai parte della memoria collettiva di Torano e che abbiamo il dovere di custodire e tramandare alle nuove generazioni.
Infine, grazie a tutti voi. A chi era presente in sala, a chi ci ha seguito da lontano, a chi ha ascoltato, si è emozionato, ha riflettuto e ha scelto di esserci. La vostra partecipazione è il segnale più bello perché il desiderio di confrontarsi, di crescere insieme e di non rimanere indifferenti è più vivo che mai.
Noi, intanto, guardiamo già avanti. Stiamo lavorando con entusiasmo al programma invernale e alla quarta edizione di Bar...Atto, con l'obiettivo di continuare a offrire occasioni autentiche di incontro, dialogo e condivisione. Perché crediamo che le idee, i sogni, i progetti e le storie abbiano bisogno di luoghi in cui incontrarsi. E Bar...Atto vuole continuare a essere uno di quei luoghi.
Grazie di cuore a tutti!!! Ci rivediamo presto, con nuove storie da raccontare e nuovi sogni da costruire insieme
Massimo Eugiorgio , ho utilizzato le tue parole, non avrei saputo descrivere al meglio le emozioni di questo incontro.
GRAZIE ❤️

23/06/2026

Sabato 20 e Domenica 21, la Scuola di Flamenco La Ventana Danza De Cordoba ha messo in scena lo spettacolo VIVA D'AMOR.
Le coreografie delle maestre Lily De Còrdoba, Tiziana Corciulo e del maestro internazionale Juanjo Garcia. Fernandez
La splendida voce di Giorgia Notaro, con la sua "HISTORIA DE UN AMOR" Ha incantato tutti.
Il flamenco, non è solo una danza, ma un contatto primordiale con le emozioni più profonde dell'anima.
Ne è stata prova tangibile questo spettacolo, una performance straordinaria che ha saputo trasformare il dramma di un "amore tossico" in un potente inno alla libertà e alla solidarietà femminile.
Avere il coraggio e la sensibilità di portare sul palco una tematica così drammatica non è da tutti.
Grazie alle maestre, alla Scuola La Ventana per aver trasformato l'arte in un faro di speranza e in uno strumento di denuncia cosi potente.
"SIATE LIBERI DI AMARE SENZA CATENE, DI SCEGLIERE SENZA PAURA, DI VIVERE SENZA PADRONI"
Donne fuori dal silenzio - Ciampino

L'Associazione Donne fuori dal silenzio - Ciampino , il 26 giugno sarà preente a Torano Castello in provincia di Cosenza...
17/06/2026

L'Associazione Donne fuori dal silenzio - Ciampino , il 26 giugno sarà preente a Torano Castello in provincia di Cosenza per offrire un contributo sul tema della Violenza di Genere.
Affrontare oggi la violenza di genere significa smettere di considerarla "un problema che riguardano solo le donne, è riconoscerla per ciò che è: fallimento collettivo della Società,
una violazione dei diritti umani.

Più chiaro di così
16/06/2026

Più chiaro di così

Femminicidio: che cos'è e perché si chiama così

Quando si discute se il femminicidio "esista", si rischia di trasformare in opinione un fenomeno che la ricerca studia da cinquant'anni. Come psicologhe e psicologi sentiamo la responsabilità di riportare il discorso su quello che gli studi, i dati e l’esperienza clinica hanno già documentato, perché comprendere questo fenomeno fa parte del nostro lavoro di ogni giorno.

La parola ha una storia precisa. La criminologa Diana Russell usa il termine femicide nel 1976, parlando al Tribunale internazionale sui crimini contro le donne, e ne mette a fuoco il significato nel volume del 1992, quando lo definisce come l'uccisione di una donna in quanto donna, cioè per ragioni che hanno a che fare con il genere. Negli stessi anni l'antropologa messicana Marcela Lagarde conia in spagnolo feminicidio, poi reso in italiano con femminicidio, allargando il concetto fino a comprendere le forme di sopraffazione e di violenza che spesso preparano il terreno all'omicidio. Serviva una parola nuova proprio perché "omicidio", termine neutro, finiva per cancellare l'informazione che più conta, e cioè il movente.

Prima ancora delle teorie, sono i numeri a raccontarlo. Nel 2025, secondo il report del Servizio analisi criminale del Ministero dell'Interno, in Italia sono state uccise 97 donne, di cui 85 in ambito familiare o affettivo e 62 per mano del partner o dell'ex. C'è un dato che colpisce più di tutti: mentre gli omicidi complessivi calano fino al minimo degli ultimi dieci anni, gli omicidi di donne dentro la coppia restano fermi, con le stesse 62 vittime sia nel 2024 sia nel 2025, tanto che le donne arrivano a rappresentare la quota più alta mai registrata sul totale delle persone uccise. Gli uomini vengono uccisi in contesti molto diversi e quasi mai da chi dicono di amare, e questa asimmetria si ripete identica anno dopo anno, segno di un fenomeno strutturale che ha una sua grammatica riconoscibile.

Quella grammatica la conosciamo bene, perché è materia clinica prima ancora che statistica. Il femminicidio arriva raramente all'improvviso, dal momento che di solito è l'ultimo gradino di una lunga escalation. Già nel 1979 la psicologa Lenore Walker, nel suo studio sulle donne maltrattate, descriveva il ciclo della violenza, in cui si alternano una fase di accumulo della tensione, l'esplosione vera e propria e una fase di riconciliazione che illude e trattiene la vittima, mentre la spirale a ogni giro si stringe un po' di più. Anni dopo il sociologo Evan Stark ha aggiunto un tassello che ai clinici dice molto, quello del controllo coercitivo, una forma di dominio fatta di svalutazione, isolamento, sorveglianza, controllo del denaro e delle relazioni, capace di non lasciare lividi e di restare per questo invisibile a chi osserva da fuori. È dentro dinamiche come queste, segnate dal possesso e dall'incapacità di accettare un rifiuto o una separazione, che si misura la distanza tra il femminicidio e gli altri omicidi.

Riconoscere questa specificità produce conseguenze molto concrete. Permette di prevenire, perché aiuta a valutare il rischio nei passaggi più pericolosi, a cominciare dalla fine di una relazione. Permette di proteggere chi è in pericolo e di prendere in carico, nei programmi dedicati, gli uomini che usano violenza, con l'obiettivo di interrompere le aggressioni e ridurre il rischio che si ripetano, tenendo sempre al primo posto la sicurezza delle donne. Permette, a chi resta, di dare un nome al proprio dolore e di sentirsi finalmente creduta. Una parola precisa diventa così uno strumento di lavoro, perché dove manca il nome si fatica perfino a vedere il problema.

Su questo terreno la legge 181 del 2025, che ha introdotto nel Codice penale il reato di femminicidio all'articolo 577-bis, ha recepito quanto la comunità scientifica andava dicendo da tempo. Nella stessa direzione si muove l'Unione europea, visto che la direttiva 2024/1385 nomina espressamente sia il femminicidio sia il controllo coercitivo tra le forme della violenza contro le donne. Quelle norme riconoscono un movente specifico, fatto di odio, dominio e possesso esercitati sulla donna in quanto donna e radicati in una cultura precisa, e gli danno un nome perché senza nome non lo si può contrastare. La dignità di ogni vittima resta identica davanti alla legge, e proprio per questo distinguere il movente aiuta a capire e a prevenire.

Come psicologhe e psicologi mettiamo a disposizione le nostre competenze, dai centri antiviolenza alla valutazione del rischio, dal lavoro con le vittime a quello con gli autori, fino alla formazione di chi accoglie le donne nei servizi. La parola femminicidio è il primo di questi strumenti, e rinunciarvi vorrebbe dire tornare a non vedere, come società intera, ciò che con fatica abbiamo imparato a riconoscere.

𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑖𝑏𝑢𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝐹𝑟𝑎𝑛𝑐𝑒𝑠𝑐𝑎 𝑆𝑐ℎ𝑖𝑟 𝑆𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑛𝑠𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑚𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑃𝑎𝑟𝑖 𝑂𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑁𝑂𝑃, 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑎𝑡𝑟𝑖𝑐𝑒

Per approfondire 👇
https://www.psy.it/femminicidio-che-cos-e-perche-si-chiama-cosi/

15/06/2026

In merito alla disinformazione, che un certo generale sta dichiarando in questi giorni, riteniamo doveroso intervenire per bloccare una narrazione che disinforma e distorce i fatti.
L'idea che la parola FEMMINICIDIO è priva di valore, è smentita dalla storia culturale e legale internazionale.

La parola FEMMINICIDIO è stata coniata per dare un nome a un fenomeno che prima veniva nascosto dietro l'espressione " delitto d'onore" o "raptus passionale".
Il momento di scelta per il riconoscimento ufficiale di questo dramma è stata la CONVENZIONE DI ISTANBUL, un trattato internazionale firmato nel 2011 e ratificato dall'Italia nel 2013.

PERCHÈ IL FEMMINICIDIO È DIVERSO DA UN COMUNE OMICIDIO?

La differenza è nel motivo e nel contesto in cui avviene il delitto.

Se una donna viene uccisa da un rapinatore durante un furto in banca, quello è un OMICIDIO.

IL FEMMINICIDIO è l'uccisione di una donna in quanto donna, all'interno di una dinamica di potere, potere e controllo.
Il FEMMINICIDIO, avviene quasi sempre per mano di un partner, di un ex compagno o di un familiare che non accetta la libertà, l'indipendenza o la scelta della donna di interrompere una relazione.
In Italia il panorama legislativo sul contrasto alla violenza di genere e al femminicidio ha subito un'evoluzione cruciale.
La vera svolta giuridica è arrivata con la legge 2 dicembre 2025, n.181, che ha ufficialmente introdotto nel codice penale, il reato autonomo di femminicidio ( art. 577- bis c.p.) approvato all'unanimità dal Parlamento, ed è punibile con l'ergastolo.
👠@ Donne fuori dal silenzio - Ciampino

13/06/2026

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Ciampino

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