15/05/2026
Autotrasporto, liquidità sotto pressione: il caro carburante riaccende l’emergenza nel settore
Prima ancora del prezzo del diesel, a preoccupare le imprese dell’autotrasporto è oggi la tenuta finanziaria del comparto. Il settore vive infatti su un equilibrio sempre più fragile: costi che devono essere sostenuti immediatamente e pagamenti che, soprattutto nei rapporti con i grandi committenti, arrivano spesso dopo 90 o addirittura 120 giorni. Una dinamica che, con l’impennata dei carburanti delle ultime settimane, sta mettendo in seria difficoltà migliaia di aziende italiane.
“Il vero problema è la gestione della liquidità”, spiega Luciana Ferrone, CEO di L.Transport. “Le imprese devono anticipare ogni giorno spese enormi tra gasolio, pedaggi, manutenzioni, stipendi e assicurazioni, ma gli incassi seguono tempistiche completamente diverse. Quando il costo del carburante cresce così rapidamente, il margine operativo sparisce nel giro di poco tempo”.
A pesare è soprattutto l’aumento del diesel registrato dopo lo scoppio della crisi nel Golfo. In circa due mesi il prezzo alla p***a è passato da 1,676 euro al litro a oltre 2 euro, con una crescita vicina al 20%. Secondo alcune stime, il conto pagato dall’autotrasporto merci nelle prime settimane della crisi avrebbe già superato 1,5 miliardi di euro.
Nel frattempo, il confronto tra governo e associazioni di categoria è diventato sempre più acceso. Dopo la proclamazione del fermo nazionale dei servizi annunciato da Unatras per la fine di maggio, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha aperto un tavolo con il viceministro Edoardo Rixi per cercare una mediazione.
Tra le prime ipotesi emerse figurano l’anticipo dei rimborsi sulle accise e il rafforzamento della clausola del “fuel surcharge”, lo strumento che dovrebbe permettere alle aziende di adeguare automaticamente i corrispettivi di trasporto in base agli aumenti del carburante. Misure considerate però ancora insufficienti dagli operatori del settore.
“Serve un sistema che tuteli davvero le imprese quando i costi energetici subiscono variazioni così violente”, sottolinea ancora Luciana Ferrone. “Oggi troppo spesso gli aumenti restano completamente a carico dei vettori, mentre i tempi di revisione tariffaria sono lenti e difficili da applicare”.
A complicare ulteriormente il quadro è stato anche il meccanismo legato alle accise. Il taglio generalizzato introdotto dal governo ha infatti ridotto contemporaneamente il rimborso destinato alle aziende che operano con mezzi euro 5 ed euro 6, comprimendo ulteriormente la marginalità del comparto.
Per questo motivo le associazioni chiedono interventi urgenti: contributi compensativi sul gasolio acquistato, sospensioni temporanee di imposte e contributi e meccanismi più rapidi per il recupero dei costi sostenuti dalle imprese.
Secondo Luciana Ferrone, il rischio è che la crisi energetica si trasformi presto in una crisi strutturale dell’intero comparto logistico. “L’autotrasporto garantisce continuità alle filiere produttive e distributive del Paese. Se le imprese non vengono messe nelle condizioni di lavorare con equilibrio economico, il problema non riguarderà soltanto il settore, ma tutto il sistema produttivo italiano”.